Itinerari

Contro la violenza sulle donne: voci dalla storia di Brescia

Si chiamavano Bartolomea, Benveguda, Fanny e sono solo alcuni dei nomi di quelle donne che nei secoli scorsi hanno lottato contro le violenze a cui erano sottoposte. Perché la violenza sulle donne non è solo quella che lascia i segni sul corpo.

Queste storie sono emerse dal passato durante la preparazione di itinerari guidati alla scoperta della città di Brescia. Fra storie d’arte, di dipinti, palazzi, piazze, conventi e monasteri si sono fatte spazio le loro voci:

Particolare del chiostro quattrocentesco di Santa Caterina

 

l’architettura, quasi del tutto scomparsa, dell’antico monastero di Santa Caterina nel quartiere del Carmine, racconta di donne, come Bartolomea, che nel 1600 urlarono dalle loro celle il loro diritto ad una vita nel mondo, in un tempo in cui per le ricche famiglie era più pratico far mettere il velo alle figlie femmine.

Lo scandalo è noto come quello dei monachini, ma fra le pieghe di storie d’amore rubate scalando le pareti del monastero c’è la mancanza di possibilità di scelta per la propria vita che ancora oggi moltissime ragazze sono costrette a sperimentare.

la Bell’Italia in piazza della Loggia sorge dove un tempo si trovava la colonna per le pubbliche esecuzioni

 

Benveguda è l’ultima strega condannata al rogo a Brescia. Sarà bruciata viva, un giorno di luglio davanti ad una folla numerosa. Le sue colpe? Vivere fuori dagli schemi, essere diversa, possedere competenze che il potere maschile non era in grado di comprendere.

Fanny Lechi, ritratta da Appiani. Mostra “Le donne nell’Arte” di Palazzo Martinengo

 

Fanny, al secolo Francesca. Donna dai “begli occhi neri”, e  “dalla dolce bellezza congiunta al genio più straordinario” secondo Stenadhal. Una donna il cui unico desiderio era quello di seguire le sue passioni fossero politiche o d’amore. Ma se le prime si potevano trasformare in orgoglio per la città di Brescia, così non era per la passione d’amore. Queste cose non si fanno. “Non puoi lasciare l’uomo che hai sposato, la famiglia, la rispettabilità.” Oggi la possiamo ammirare, i suoi bellissimi occhi, questa volta velati di malinconia, in una tela di Appiani, ritratta poco dopo il suo forzato rientro a casa.

 

Rispetto, ecco, tutto si chiude in una sola parola che semplicemente esprime il diritto di compiere le proprie scelte. Perché la violenza contro le donne non è cosa di oggi. Oggi se ne parla di più, oggi si combatte con strumenti più adeguati, ma i  numeri ci dicono che la strada da fare per eliminare la violenza contro donne è ancora lunga.

Per tutte le donne, del passato e del presente, un’unica voce #nonseisola

 

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